In breve
Distinguere un codice mancante da un prodotto che non lo possiede, verificare la variante e correggere il dato nel sistema che alimenta Merchant Center.
- Leggere la segnalazione sul singolo articolo.
- Confrontare codice, variante e confezione.
- Correggere l’origine del dato e la sua esportazione.
- Verificare l’esito senza promettere visibilità automatica.
Partire dal prodotto segnalato, non da tutto il catalogo
Apri il dettaglio del problema e conserva identificativo dell’articolo, testo dell’avviso, paese e origine dei dati. Il messaggio può riguardare un codice assente, un valore non valido o un’identificazione incoerente. Questi casi richiedono verifiche diverse. Controlla anche se l’articolo risulta limitato o non approvato e in quale destinazione.
Prepara un campione contenuto: un prodotto segnalato, una sua variante e un articolo simile senza avvisi. Il confronto aiuta a capire se l’errore nasce dall’anagrafica o da una regola comune di esportazione. La guida alle schede prodotto su Google presenta il percorso generale; qui l’obiettivo è ricostruire l’identità del singolo articolo.
Distinguere GTIN, EAN, codice interno e MPN
GTIN è il nome della famiglia di identificativi commerciali; l’EAN a tredici cifre è uno dei formati utilizzati. Lo SKU del negozio serve invece a organizzare il catalogo interno. L’MPN identifica il codice attribuito dal produttore e va trattato nel relativo campo. La specifica Google del GTIN descrive formati e uso dell’attributo.
Chiedi a chi gestisce il catalogo una legenda dei campi. Un’intestazione generica come “codice” può nascondere dati diversi nei file dei fornitori. Non sostituire un GTIN con il numero dell’ordine, il riferimento del distributore o una sequenza costruita a partire dal nome. Il fatto che il gestionale accetti il valore non ne prova la correttezza commerciale.
Verificare il codice sulla confezione e presso il fornitore
Confronta il dato ricevuto con confezione, scheda del produttore e documentazione del fornitore. Identifica esattamente marca, modello, formato e contenuto venduto. Una fotografia leggibile della confezione può aiutare il confronto interno, ma la semplice scansione delle barre non spiega quale unità commerciale venga identificata.
Il servizio Verified by GS1 permette di verificare informazioni associate a un identificativo; i dettagli disponibili possono variare. Confronta il riscontro con l’articolo, senza considerare la sola struttura numerica una prova sufficiente. Se emerge una discordanza, chiedi chiarimenti al referente del catalogo prima di propagare il codice a migliaia di schede.
Separare dati mancanti e prodotti senza identificativi
“Non conosco il codice” e “il prodotto non ha un codice assegnato” sono due situazioni diverse. Nel primo caso occorre recuperare un’informazione; nel secondo bisogna configurare gli attributi secondo la natura dell’articolo. Alcuni pezzi unici o prodotti realizzati su misura possono non avere GTIN. L’assenza non si deduce però dal fatto che il campo sia vuoto.
Google documenta l’attributo identifier_exists per i casi privi degli identificativi previsti. Non impostarlo a falso su tutto il catalogo per nascondere avvisi. L’assenza del solo GTIN non dimostra automaticamente l’assenza di altri identificativi pertinenti: verifica anche marca e MPN, seguendo le regole applicabili al prodotto.
- Codice esistente ma assente: richiederlo e completare l’anagrafica.
- Codice errato: identificare la causa e sostituirlo con quello verificato.
- Prodotto senza identificativi: documentare il caso e configurare gli attributi appropriati.
Controllare varianti, pezzi singoli e confezioni
Un modello venduto in colori o dimensioni differenti può avere identificativi diversi per le singole varianti. Evita di copiare il codice del prodotto principale su tutte le opzioni. Controlla che nome, immagine, variante selezionata e codice ricevuto da Merchant Center descrivano la stessa offerta.
Verifica anche che cosa viene acquistato: un pezzo, una confezione del produttore o un gruppo composto dal negozio. Set e multipack hanno regole specifiche nella documentazione Google. Prima di intervenire prepara una tabella interna con codice del negozio, variante, quantità per confezione e provenienza dell’identificativo. La guida alle schede prodotto e-commerce aiuta a mantenere comprensibile la stessa distinzione per il cliente.
Correggere il sistema che alimenta il feed
Disegna il percorso dell’informazione: file del fornitore, gestionale o PIM, piattaforma e-commerce, connettore e Merchant Center. Individua dove si trova il valore verificato e dove compare per la prima volta quello sbagliato. Una correzione manuale nell’ultimo sistema può essere annullata dalla sincronizzazione successiva.
Controlla importazioni che perdono zeri iniziali, campi associati alla colonna sbagliata e valori ereditati da una variante all’altra. Conserva gli identificativi come dati che devono mantenere esattamente la propria sequenza, senza calcoli o arrotondamenti. Chi segue l’importazione da Excel o CSV deve verificare anche il file effettivamente esportato, non soltanto la visualizzazione del foglio.
Un esempio ipotetico: il codice copiato su tutte le taglie
Un negozio importa scarpe disponibili in quattro taglie. Il file originale contiene un identificativo per ciascuna, ma il connettore esporta sempre quello della prima riga. Il personale vede i codici corretti nel gestionale e pensa che l’avviso di Google sia ingiustificato.
Il controllo confronta una variante alla volta con i dati ricevuti in Merchant Center. La correzione riguarda la regola del connettore, poi viene verificata su un secondo modello. Questo esempio è inventato e non rappresenta un risultato ottenuto per un cliente. Mostra perché modificare soltanto la scheda segnalata non elimina una causa che continua a produrre errori.
Controllare l’esito e rendere ripetibile la verifica
Dopo l’aggiornamento registra data dell’esportazione e valore ricevuto da Merchant Center. Attendi l’elaborazione prevista dal servizio e rileggi il problema sullo stesso articolo. Se resta aperto, raccogli identificativo, fonte, valore inviato e riscontro del produttore per una richiesta di assistenza precisa.
Assegna il controllo dei nuovi prodotti e delle modifiche di assortimento a un referente. Conserva la provenienza dei codici e verifica un campione dopo ogni cambio di importazione. Un identificativo corretto aiuta a descrivere il prodotto, ma non garantisce pubblicazione o vendite: disponibilità, prezzi, destinazione e altri requisiti restano parte del lavoro.
Domande frequenti
Posso generare un EAN per eliminare l’errore?
Non inventare un codice per un prodotto già identificato dal produttore. Recupera quello corretto. Per prodotti propri, l’eventuale attribuzione segue il percorso appropriato, separato dalla correzione del feed.
Basta superare il controllo delle cifre?
No. Un numero formalmente valido può identificare un altro prodotto o un’altra confezione. Occorre verificarne anche la corrispondenza commerciale.
Fonti e approfondimenti
Riferimenti ufficiali per approfondire i criteri descritti nella guida.
- Google Merchant Center: GTIN (si apre in una nuova scheda): Formati, varianti e requisiti degli identificativi.
- Google Merchant Center: identifier_exists (si apre in una nuova scheda): Gestione dei prodotti senza identificativi assegnati.
- GS1: verificare un GTIN (si apre in una nuova scheda): Informazioni ottenibili dalla verifica degli identificativi.
