In breve
Il cambio di dominio richiede un piano per gli indirizzi delle pagine, i servizi collegati e il controllo successivo alla pubblicazione. Ridurre gli errori è possibile, ma il passaggio può comportare oscillazioni di visibilità e non garantisce il mantenimento di ogni posizione.
- Mappare ogni vecchio URL alla destinazione pertinente.
- Preparare redirect permanenti e verificare le varianti del dominio.
- Organizzare separatamente email e rinnovi.
- Controllare Search Console e funzionamento dei contatti.
Verificare che serva davvero cambiare dominio
Un nuovo marchio, una denominazione più chiara o l’unificazione di attività possono giustificare il cambio. Se invece il problema è una grafica datata o una pagina poco comprensibile, puoi intervenire sul sito mantenendo l’indirizzo. Il dominio non deve cambiare automaticamente insieme al design.
Scrivi la ragione del passaggio e l’elenco delle persone che dovranno riconoscere il nuovo nome: clienti abituali, fornitori, collaboratori e contatti in corso.
Google consiglia di separare, quando possibile, cambio di dominio, piattaforma e layout. Nella documentazione sulle migrazioni spiega anche che la visibilità può oscillare durante il passaggio. Se stai affrontando soprattutto un rifacimento, parti dalla guida su come rifare il sito gestendo i posizionamenti, poi valuta il cambio di indirizzo come decisione ulteriore.
Raccogliere pagine e servizi che usano il vecchio nome
Prepara un inventario delle pagine, comprese schede meno visibili, versioni linguistiche, documenti scaricabili e contenuti raggiunti dalle campagne. Confronta navigazione, archivio del sito e dati disponibili sulle visite: il menu da solo raramente descrive ogni collegamento in circolazione.
Affianca una lista dei servizi: posta, moduli, gestionali, prenotazioni, newsletter, accessi e sottodomini. Per ognuno indica il responsabile e una prova da eseguire.
- Quali indirizzi vengono usati nelle firme email?
- Quali URL sono stampati su cataloghi, cartelli o QR code?
- Dove conducono annunci e profili dell’attività?
- Quali applicazioni dipendono dal dominio per autenticazione o notifiche?
Assegna una priorità a ciò che genera contatti o sostiene il lavoro quotidiano. Non aspettare il giorno del lancio per scoprire chi possiede l’accesso a un account necessario.
Associare ogni vecchia pagina a una destinazione pertinente
Prepara una tabella con vecchio indirizzo, nuovo indirizzo e stato della verifica. Se cambiano soltanto nome a dominio e nessun percorso, la corrispondenza può essere semplice; resta comunque utile elencare le pagine principali e le eccezioni.
Come esempio ipotetico, https://example.com/servizi/restauro.html può diventare https://example.net/servizi/restauro.html. Chi cerca il restauro arriva così al contenuto atteso. Se due pagine vengono riunite, la destinazione deve contenerne davvero le informazioni utili. Non instradare indistintamente tutto alla home: Google segnala che destinazioni irrilevanti possono essere interpretate come errori soft 404.
Quando un contenuto viene eliminato senza un equivalente, valuta una risposta appropriata invece di inventare una relazione. La guida su errori 404 e collegamenti interrotti distingue questi casi. Aggiungi alla mappa anche PDF o risorse condivise spesso: un catalogo inviato via email può continuare a essere aperto per molto tempo.
Preparare i reindirizzamenti sulle versioni realmente utilizzate
Per uno spostamento definitivo, la guida Google ai reindirizzamenti indica l’uso di redirect permanenti lato server, come 301 o 308. La configurazione deve condurre direttamente alla destinazione finale, evitando giri fra più indirizzi.
Concorda i controlli su HTTPS, HTTP, versione con www e senza www, in base a ciò che è stato utilizzato. Il vecchio indirizzo HTTPS richiede un certificato valido anche quando serve soltanto a reindirizzare: altrimenti la connessione può fermarsi prima del passaggio. Mantieni quindi un servizio capace di ricevere correttamente queste richieste.
Chiedi un rapporto di prova comprensibile: indirizzo iniziale, codice ricevuto e pagina finale. Aprire soltanto la nuova home non verifica la migrazione. Se esistono regole precedenti, includile nel collaudo: un vecchio reindirizzamento verso il vecchio dominio potrebbe creare un percorso inutilmente lungo o un ciclo.
Organizzare la posta e il cambio di identità operativa
I reindirizzamenti delle pagine web non trasferiscono le email. Stabilisci con il fornitore della posta se mantenere i vecchi recapiti, aggiungere alias o creare nuove caselle. La configurazione dipende dal servizio e deve essere provata in invio e ricezione, includendo i messaggi dei moduli.
In una situazione ipotetica, uno studio può iniziare a comunicare il nuovo indirizzo email mantenendo attivo quello precedente per i clienti già acquisiti. Occorre però decidere chi legge le richieste, quale nome compare nelle risposte e come evitare conversazioni disperse fra caselle diverse.
Prepara una lista di firme, documenti, fatture, rubriche e account che usano la vecchia identità. Aggiorna con criterio anche i recapiti di recupero degli accessi: una casella che verrà disattivata non deve restare l’unica via per amministrare i servizi. La distinzione tra dominio, hosting e posta aiuta a coordinare i fornitori coinvolti.
Aggiornare i segnali del sito e Search Console
Nel nuovo sito, collegamenti interni, URL canonici e riferimenti delle lingue devono usare gli indirizzi definitivi. Anche la sitemap deve riportare le nuove pagine. Controlla inoltre che le protezioni dell’ambiente di prova non impediscano la scansione o l’indicizzazione della versione pubblicata.
Lo strumento Cambio di indirizzo di Search Console serve per le migrazioni fra domini o sottodomini supportate. Richiede proprietà verificate e reindirizzamenti predisposti: non sostituisce il lavoro sul server. Segui i requisiti della procedura per le proprietà coinvolte e conserva l’accesso anche alla precedente.
Non è lo strumento per un semplice passaggio da HTTP a HTTPS o per cambiare percorsi all’interno dello stesso dominio. Prima di usarlo, fai confermare quale scenario stai affrontando. La guida a Google Search Console aiuta a leggere controlli e rapporti senza confondere una richiesta inviata con il completamento del passaggio.
Pubblicare con una lista di prove e referenti
Concorda una finestra in cui siano disponibili le persone capaci di correggere un problema, preferibilmente lontano da iniziative commerciali importanti. Conserva configurazioni e materiali precedenti, ma non considerare il ripristino un pulsante automatico: eventuali richieste o transazioni nuove devono essere gestite.
Durante il lancio prova i percorsi più utilizzati, da un vecchio collegamento fino all’azione finale. Apri la pagina del servizio, scarica il documento previsto e invia una richiesta. Verifica quale indirizzo riceve il messaggio e quale dominio compare nelle notifiche.
- Controllare la home e le pagine che generano contatti.
- Verificare collegamenti da materiali già distribuiti.
- Provare moduli, accessi e integrazioni concordate.
- Annotare problema, responsabile e verifica conclusiva.
Aggiorna anche gli URL che puoi modificare direttamente, come profili e campagne.
Mantenere il vecchio dominio e controllare il percorso nel tempo
Google raccomanda di mantenere i redirect per almeno un anno e possibilmente più a lungo. Per i visitatori può essere utile conservarli senza una scadenza prefissata. Questo richiede registrazione del vecchio dominio, configurazione e certificati operativi: non cancellare il nome appena il nuovo sito compare nei risultati.
Inserisci i rinnovi fra le responsabilità del progetto e annota chi controlla la continuità. Valuta il mantenimento anche in base ai materiali stampati e ai collegamenti ancora usati. Un catalogo distribuito a una fiera continua a circolare indipendentemente dalla data della migrazione.
Nel monitoraggio separa problemi tecnici e andamento commerciale. Pagine irraggiungibili, moduli interrotti e destinazioni errate richiedono correzioni immediate; variazioni nelle ricerche vanno lette considerando stagionalità e cambiamenti effettuati. Confronta vecchio e nuovo dominio, mantieni un registro degli interventi e valuta il passaggio sulle pagine importanti per l’attività, evitando conclusioni basate su una singola ricerca manuale.
Per approfondire questo passaggio, leggi la guida L’azienda cambia nome: cosa aggiornare sul sito, su Google e nei contatti.
Fonti e approfondimenti
Documentazione utile per verificare le indicazioni e applicarle al proprio progetto.
Nota editoriale
La copertina è un’immagine illustrativa generata con AI: non documenta un cliente o un progetto reale dell’agenzia.