In breve
Parti dalle schede che compaiono soltanto dopo il primo gruppo di risultati. Controlla il percorso per raggiungerle, gli indirizzi delle pagine e l’esperienza di chi torna indietro dopo aver aperto una scheda.
- Prevedi URL distinti e raggiungibili per i gruppi successivi.
- Verifica i collegamenti anche quando l’interfaccia usa JavaScript.
- Non indicare automaticamente la prima pagina come canonical di tutte le altre.
- Collauda ritorno alla lista, tastiera e navigazione da mobile.
Scegliere il sistema in base al compito dell’utente
Un archivio di guide, un catalogo prodotti e una galleria non richiedono necessariamente la stessa navigazione. La paginazione rende esplicita la posizione nella lista; “Carica altri” consente di ampliare il gruppo visibile; lo scorrimento continuo aggiunge elementi mentre si procede. La scelta va collegata a ciò che il visitatore deve trovare.
Prima di cambiare l’interfaccia, osserva una ricerca concreta. Il cliente confronta più prodotti e deve ritornare al punto precedente? Cerca un articolo preciso? Ha bisogno di raggiungere rapidamente contatti e informazioni nel fondo pagina? Una lista che continua a crescere può complicare queste operazioni anche quando appare moderna.
Chiedi una proposta con esempi su telefono e computer. Definisci come si torna alla lista e cosa accade con una connessione lenta. Per impostare l’organizzazione del catalogo puoi affiancare la guida alle categorie dell’ecommerce: la paginazione non sostituisce una struttura comprensibile.
Dare un indirizzo utile a ciascun gruppo di contenuti
Le indicazioni di Google sulla paginazione (si apre in una nuova scheda) prevedono URL distinti per le pagine della sequenza. Per esempio, un parametro come ?page=2 può identificare il secondo gruppo. Un frammento dopo # non va usato come unico modo per distinguere le pagine del catalogo ai fini della scoperta da parte di Google.
Apri direttamente l’indirizzo del secondo o terzo gruppo in una nuova scheda. Dovrebbe mostrare i contenuti previsti senza obbligare a ricominciare dalla prima pagina. Ripeti il controllo su una pagina vicina alla fine della lista, perché i difetti spesso emergono negli archivi più profondi.
Un esempio ipotetico: un catalogo contiene sessanta articoli ma ne mostra dodici all’apertura. Il controllo non riguarda soltanto l’aspetto del pulsante; deve dimostrare che anche gli articoli dal tredicesimo in poi hanno un percorso affidabile e che i loro indirizzi individuali rimangono raggiungibili.
Controllare i link dietro l’interfaccia
Un pulsante può avviare un’azione senza offrire un collegamento esplorabile. Google raccomanda link HTML con elemento a e attributo href (si apre in una nuova scheda) per consentire la scoperta degli indirizzi. Anche le linee guida Bing (si apre in una nuova scheda) richiedono collegamenti interni esplorabili verso le pagine importanti.
Chiedi al tecnico di mostrare come i gruppi successivi siano collegati e come le singole schede vengano raggiunte. L’interfaccia può mantenere un caricamento fluido, ma deve essere progettata insieme a una struttura di navigazione accessibile. Il collaudo deve includere una situazione in cui lo script tarda o non completa il lavoro previsto.
Evita di considerare la sitemap come sostituto di questi collegamenti. È utile per segnalare indirizzi, mentre la navigazione serve anche alle persone e chiarisce i rapporti fra i contenuti. Per approfondire il ruolo dei collegamenti consulta la guida sui link interni del sito.
Verificare il contenuto caricato dopo l’apertura
Google chiarisce nella guida al caricamento differito dei contenuti (si apre in una nuova scheda) che la ricerca non interagisce con le pagine come una persona. La presenza di elementi visibili soltanto dopo clic o scorrimento richiede quindi un controllo specifico. Per lo scorrimento infinito la documentazione raccomanda una struttura paginata accessibile.
Fatti indicare quali parti del contenuto sono disponibili alla prima apertura e quali arrivano dopo. Nel collaudo cerca una scheda oltre il primo gruppo e verifica che il titolo e il collegamento siano presenti nel percorso previsto. Non fermarti allo screenshot della prima schermata.
Considera anche l’errore di caricamento: il visitatore riceve un messaggio utile, può riprovare e mantiene gli elementi già consultati? Il pulsante torna disponibile? Per problemi più generali di contenuti renderizzati puoi usare la guida a JavaScript e contenuti non indicizzati.
Distinguere paginazione, canonical e filtri
Le pagine successive di una sequenza contengono elementi diversi: Google raccomanda per ciascuna il proprio URL canonical, senza indicare automaticamente la prima pagina come versione preferita di tutte. La stessa documentazione precisa che Google non usa più i collegamenti rel="next" e rel="prev" per riconoscere la sequenza. Questi attributi non sostituiscono i normali link di navigazione.
I filtri introducono un problema differente. Ordinare gli stessi prodotti per prezzo o combinare molte caratteristiche può generare numerose varianti di URL. Non trasferire automaticamente alla paginazione le esclusioni decise per i filtri, e non pubblicare ogni combinazione come se fosse una categoria utile.
Chiedi una mappa delle regole: pagine della sequenza, categorie, filtri, ordinamenti e relativi canonical. Poi verifica un esempio reale per ciascun tipo. La guida ai filtri ecommerce e SEO aiuta a impostare questa parte senza confonderla con il semplice passaggio al gruppo successivo.
Verificare cosa ricevono Google e Bing
Usa i controlli sulle URL delle pagine successive e su alcune schede presenti soltanto in quei gruppi. Nell’ispezione URL di Search Console (si apre in una nuova scheda) distingui la versione conosciuta dall’indice dal test della pagina attuale. La presenza nell’indice non è una promessa di comparsa per ogni ricerca.
La URL Inspection di Bing (si apre in una nuova scheda) offre informazioni su scansione e indicizzazione e una verifica Live URL. Confronta il contenuto ricevuto, eventuali blocchi e la destinazione dei reindirizzamenti. Non assumere che un esito su Google descriva automaticamente quello su Bing.
Conserva un piccolo campione: prima pagina, pagina intermedia, ultima pagina e schede collegate. Se una scheda non viene trovata, ricostruisci il percorso dei link prima di attribuire il problema alla qualità del testo. Registra separatamente scoperta, accesso e stato di indicizzazione.
Completare la prova dal punto di vista del visitatore
Apri una scheda dopo aver caricato più gruppi, poi usa il tasto indietro. Il sito dovrebbe aiutarti a ritrovare il punto raggiunto senza costringerti a ripetere tutta la ricerca. Verifica anche che la tastiera raggiunga i controlli e che l’aggiunta di elementi non provochi spostamenti confusi del contenuto.
Su mobile controlla lunghezza della pagina, dimensione dei comandi e accesso alle informazioni finali. Un archivio ampio può restare consultabile attraverso ricerca, categorie e percorsi mirati, senza mostrare tutte le copertine in una sola schermata. Per questo aspetto è utile anche la guida su tasto indietro, filtri e posizione.
Il risultato atteso unisce due prove: contenuti raggiungibili dai motori e navigazione comprensibile per le persone. Documenta entrambe quando approvi il lavoro. Una pagina tecnicamente esplorabile ma difficile da usare non conclude l’ottimizzazione dell’archivio.
Domande frequenti
Il pulsante Carica altri danneggia sempre la SEO?
No. Conta come è costruito il percorso verso i contenuti successivi. Occorrono indirizzi raggiungibili, collegamenti adeguati e controlli sul caricamento e sull’indicizzazione.
Devo mettere il canonical della prima pagina su tutte le pagine successive?
Per una normale sequenza paginata con gruppi distinti, Google raccomanda il canonical proprio di ciascuna pagina. Filtri e vere duplicazioni richiedono una valutazione separata.
La sitemap basta a far trovare i prodotti oltre la prima pagina?
Può segnalarne gli indirizzi, ma non sostituisce una navigazione interna accessibile. Verifica che le schede abbiano percorsi utili sia per gli utenti sia per i crawler.
Fonti e approfondimenti
Riferimenti consultati per verificare le indicazioni e applicarle al proprio sito.
- Google: paginazione e caricamento incrementale (si apre in una nuova scheda)
URL, canonical e rel next/prev.
- Google: collegamenti esplorabili (si apre in una nuova scheda)
Collegamenti HTML e scoperta delle pagine.
- Google: contenuti caricati in modo differito (si apre in una nuova scheda)
Caricamento, interazioni e struttura paginata.
- Bing Webmaster Guidelines (si apre in una nuova scheda)
Scoperta degli indirizzi e collegamenti interni.
- Search Console: ispezione URL (si apre in una nuova scheda)
Distinzione fra dati dell’indice e test attuale.
- Bing: URL Inspection (si apre in una nuova scheda)
Verifica dell’indice e Live URL.
